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17/05/2010 - La meditazione fa ringiovanire

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di MAURIZIO BATTISTELLA

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 “Yin & Yang are One”

 

La meditazione fa ringiovanire

Molteplici studi scientifici hanno confermato gli effetti positivi della meditazione e di tecniche consimili per quanto riguarda l’invecchiamento ed in certi casi il far ringiovanire i praticanti. Prima di tutto ricordiamo che col termine meditazione, qui stiamo indicando un ampio numero di tecniche durante le quali il praticante modifica l’attività cerebrale, rallentando l’attività del cervello stesso.

In termini pratici, ciò significa passare dallo stato di veglia attiva, in cui il cervello produce quelle onde definite Beta, ad uno stato in cui il cervello produce delle onde di frequenza minore (frequenza espressa in Hertz), portando la sua attività in quella fascia di onde definite alfa, teta, delta. Abbiamo già specificato estesamente in altri articoli ed esposizioni la funzione delle varie gamme di frequenza che il cervello può produrre. Il lettore che fosse ulteriormente interessato ad approfondire l’argomento, è consigliato di andare a rivedere questi nostri articoli precedenti.

Visto tutto ciò, col termine “meditazione”, chiamo qualsiasi tipo di tecnica che produca l’effetto descritto, includendo in questo ambito delle tecniche quali il training autogeno, tecniche di rilassamento e soprattutto quelle tecniche ipnotiche ed auto-ipnotiche. Ma torniamo all’argomento che stiamo trattando.

La ricerca scientifica dimostra che anche un minimo impegno nell’utilizzo di tecniche meditative, può avere un grande effetto sulla condizione Mentale, emozionale ed anche fisica, del praticante. Ad esempio, è stato scoperto che i meditatori, come effetto secondario delle loro pratiche, presentano un aumento dell’ormone della crescita (normalmente definito DHEA), il quale è stato definito anche “ormone antinvecchiamento” ed il quale tende a decrescere col passare degli anni e l’aumentare dell’età.

In un esperimento, prodotto secondo i canoni rigorosamente scientifici, ad un gruppo di persone d’età superiore ai quarant’anni, vennero fatte esercitare delle pratiche meditative per 20 minuti al giorno e per la durata di tre mesi. Alla fine di questo periodo fu scoperto che, alla fine di questo periodo, avevano il 23% dell’ormone della crescita in più, rispetto al gruppo di controllo, (quelli che non avevano esercitato l’esercizio di meditazione).

È da notare un particolare piuttosto interessante: il gruppo considerato era formato soltanto da uomini.

Un gruppo simile, formato solo da donne, ebbe non solo risultati simili, ma addirittura molto maggiori, dimostrando un aumento del 47% nel DHEA. E qui va sottolineato che fra le varie funzioni di questo ormone, ci sono anche quelle di diminuire lo stress, aumentare la memoria, preservare la funzionalità sessuale ed, in qualche modo, l’osservare un certo controllo sul peso.

All’Università di Harvard, un altro studio ha dimostrato che la pratica regolare della meditazione, ha un impatto estremamente positivo sui Geni relativi all’invecchiamento. In questo studio, condotto su di un gruppo di individui che non avevano mai meditato prima, venne insegnato agli stessi come ottenere un livello di rilassamento basilare, utilizzando delle tecniche di respirazione e visualizzazione.

Dopo otto settimane fu riscontrato che questi esercizi avevano avuto un esito molto positivo su 1561 Geni. Erano stati attivati 874 Geni, con funzione antinvecchiamento, includendo fra questi quei Geni per la produzione di antiossidanti, conosciuti per il loro effetto di combattere i radicali liberi (una delle principali cause dell’invecchiamento); erano stati inibiti nella loro funzione 687 Geni relazionabili all’invecchiamento.

In un altro studio effettuato su meditatori che praticavano regolarmente da lungo tempo (da oltre 5 anni), dimostrò che costoro erano fisiologicamente più giovani di almeno 12 anni rispetto alla loro età anagrafica; questi concetti furono riscontrati su dati biologici come la pressione sanguigna, le capacità visive, uditive ed altri parametri standard.

Nello stesso studio venne riscontrato che dei meditatori novelli, ovvero quelli che avevano praticato la meditazione per un periodo non molto lungo, dimostravano fisicamente 5 anni di meno della loro età anagrafica. Altre ricerche approfondite sono state condotte ad Harvard, Yale ed al Massachusetts Institute of Thecnology, hanno dimostrato che nei meditatori le dimensioni del cervello aumentavano in determinate zone correlate al processare le informazioni sensoriali e nelle zone relative all’attenzione. Il risultato della ricerca venne stabilito eseguendo delle scansioni del cervello stesso e dimostrando che gli effetti della meditazione possono alterarne la struttura fisica.

Contro ogni precedente teoria scientifica, quello che venne scoperto fu che in alcune aree della materia grigia lo sviluppo si dimostrava più pronunciato in persone anziane che meditavano, rispetto allo standard dei più giovani. Questo si dimostra ulteriormente più importante se si considera che le aree considerate (in soggetti non meditatori) erano sempre state ritenute zone che con l’avanzare dell’età tendono ad assottigliarsi.

La dr.ssa Sara Lazar, che ha condotto lo studio alla Harvard Medical School, ha ribadito che i dati raccolti suggeriscono che la pratica della meditazione può attivare la plasticità corticale negli adulti, in altre aree importanti per l’elaborazione cognitiva emozionale e relativa al benessere: «Queste scoperte» – dice -«sono compatibili con altri studi che dimostrano un aumento di volume nell’area della musica del cervello dei musicisti e nell’area visuale e motoria del cervello dei giocolieri. In altre parole, la struttura di un cervello adulto, può cambiare in risposta ad una pratica ripetuta».

Comunque, la dr.ssa Lazar nei suoi studi riscontrò che, maggiore fosse la durata di tempo, come nei praticanti la meditazione da anni, gli effetti di neuro plasticità presentati a livello del cervello fossero più significativi. Gli studi effettuati dimostrano certamente come le pratiche meditative possono avere un effetto positivo sulla memoria e su molti altri fattori relativi all’invecchiamento e, per quanto in realtà questi studi siano in una fase appena iniziale, i risultati riscontrati certamente sono incoraggianti.

Sebbene sia ovvio considerare che anche i monaci Tibetani, o i praticanti dello yoga, invecchiano e muoiono come tutti gli altri esseri umani, è anche vero che, statisticamente, queste persone dimostrano un maggior godimento della loro vita, un maggior grado di felicità interiore ed una maggiore capacità mnemonica rispetto a quanto ci si aspetterebbe dalla loro età anagrafica.

Per quanto riguarda gli effetti antinvecchiamento, generalmente queste persone manifestano un’età biologica nettamente inferiore relativa all’età anagrafica, per quanto non sia ancora chiaro quali possano essere i limiti raggiungibili grazie a questo effetto positivo. L’American Accademy of Antiaging Medicine, dal canto suo, asserisce che il 90% delle malattie di tutta la popolazione adulta, deriva da processi degenerativi collegabili all’età. Nei suoi studi in America all’Accademy of Antiaging Medicine, ha dimostrato che la meditazione e tecniche simili, sono un potente strumento antinvecchiamento che letteralmente può diminuire ed in maniera considerevole, l’età biologica dei meditatori, per non parlare degli effetti positivi riguardanti la vita psicologica ed emozionale.

Secondo molti punti di vista, l’invecchiamento, in generale, è dovuto allo stress, ma a riguardo, daremo una spiegazione di cosa sia lo stress dal punto di vista scientifico.